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| Posizione UE sul clima: molto fumo, poco arrosto |
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02.02.2009 -
Giovedì 28 gennaio la Commissione europea ha presentato una Comunicazione con le sue proposte per la posizione che l'Unione europea dovrà assumere nei prossimi negoziati internazionali sul clima previsti per fine 2009 a Copenhagen. Lo stesso giorno la Commissione ha annunciato un investimento di 5 miliardi di euro nell'ambito dei fondi anti crisi dell'UE di cui 3,5 miliardi destinati al settore energetico. I Verdi/EFA hanno criticato questo comportamento di grandi parole ma timido nei fatti. "E' triste costatare che sempre più spesso lo sbandierato ruolo di leader della lotta ai mutamenti climatici da parte dell'UE è smentito dai fatti. In un sol giorno la Commissione si "impegna" a parole e senza fissare numeri ad aiutare i paesi in via di sviluppo, mentre sugli investimenti "d'emergenza" in Europa, avendo a disposizione 3 miliardi e mezzo di euro per il settore energetico ne dedica 3 al gas ed al carbone e solo 500 milioni per l'eolico”, ha dichiarato Monica Frassoni, co-presidente del Gruppo Verdi/EFA al Parlamento europeo. “E' difficile capire come queste misure possano essere considerate efficaci per contenere rapidamente l'aumento di temperatura entro i 2 gradi come prefissato dall'EU. In particolare le scelte di finanziamento in campo energetico non solo assecondano l'orientamento di alcuni stati membri e di alcuni specifici gruppi industriali, tra cui l'Italia, L'ENEL e l'ENI, nel continuare ad investire in tecnologie superate, quali il carbone, ma riserva importanti investimenti in una tecnologia dai dubbi e lontani (2050, forse) risultati quali lo stockaggio di carbonio (CCS). Ancora una volta il potenziale in termini di riduzione delle emissioni e di creazione di nuove opportunità economiche in rinnovabili e risparmio viene deliberatamente sottovalutato. Riguardo poi le possibilità di finanziamento ai Paesi in via di sviluppo, punto cruciale se si vuole ottenere un largo consenso a Copenhagen, le buone intenzioni si scontrano con l'assenza di cifre relative all'impegno effettivo. Perché l'accordo internazionale sul clima sia credibile bisogna che i fondi forniti dai paesi industrializzati raggiungano i 100 miliardi di euro entro il 2020, e di questi l'EU dovrebbe fornirne almeno un quarto. Visto che ormai é assodato che per affrontare davvero i rischi dei cambiamenti climatici é necessario contenere l'aumento di temperatura entro i 2 gradi, è velleitario fare finta di nulla e non riconoscere che le riduzioni necessarie sono del almeno il 40% rispetto al 1990. Insomma, così non va. Non si può pretendere di essere leader e poi accontentarsi di mezze misure”.
Anche Greenpeace ha criticato questa distanza fra buoni propositi e provvedimenti concreti. “L’Europa parla di clima ma non ci mette un euro” si legge in un comunicato stampa dell’organizzazione ambientalista.
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