24.03.2009 -
Non vi è nessuna giustificazione alle mutilazioni genitali femminili (MGF). Il Parlamento rileva infatti che si tratta di una violazione dei diritti umani fondamentali che deve essere bandita dall'UE. Gli Stati membri dovrebbero quindi considerare come reato qualsiasi forma di MGF e perseguire e punire chi le commetta. Occorre anche una strategia a tutela delle vittime che preveda meccanismi preventivi e educativi, mentre i medici dovrebbero denunciarne i casi alle autorità.
Secondo i dati rilevati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dai 100 ai 140 milioni di donne e bambine nel mondo hanno subìto mutilazioni genitali femminili (MGF) e, ogni anno, dai 2 ai 3 milioni di donne sono potenzialmente esposte al rischio di subire queste pratiche diffuse in almeno 28 paesi africani, in alcuni paesi asiatici e in Medio Oriente. Inoltre, in Europa sono circa 500 000 le donne che hanno mutilazioni.
Approvando con 647 voti favorevoli, 10 contrari e 24 astensioni, il Parlamento condanna «fermamente» le MGF come «violazione dei diritti umani fondamentali» e «pesante attentato all’integrità psicofisica» delle donne e delle bambine che le subiscono. Tali mutilazioni, infatti, possono provocare in alcuni casi la morte, mentre l’uso di strumenti rudimentali e l’assenza di precauzioni antisettiche comportano effetti collaterali dannosi, «tanto che i rapporti sessuali e il parto possono risultare dolorosi, gli organi subiscono danni irreparabili e possono manifestarsi delle complicazioni (come emorragie, stato di shock, infezioni, trasmissione del virus dell’AIDS, tetano, tumori benigni), nonché gravi complicazioni in caso di gravidanza e parto».
Il Parlamento sollecita quindi l'elaborazione di una chiara strategia globale e dei piani d’azione nell'intento di «bandire le MGF nell'Unione europea» e, attraverso meccanismi giuridici, amministrativi, preventivi, educativi e sociali, consentire alle vittime reali e potenziali di ottenere una valida protezione. Esorta poi a respingere la pratica della "puntura alternativa" ed ogni tipo di medicalizzazione, proposte come soluzione di mediazione tra la circoncisione del clitoride e il rispetto di tradizioni identitarie, «poiché ciò significherebbe soltanto giustificare e accettare la pratica della mutilazione genitale» nel territorio dell'UE.
Per i deputati, infatti, «non esiste alcuna ragione di carattere sociale, economico, etnico, sanitario o di altro tipo che possa giustificarle», mentre le motivazioni addotte da numerose comunità a favore del mantenimento di queste pratiche tradizionali «non hanno alcuna giustificazione». Invitano quindi l’Unione europea e gli Stati membri a «perseguire, condannare e punire tali pratiche» e a introdurre nelle pertinenti direttive sull'immigrazione la previsione di reato per chi commette mutilazioni genitali, nonché a prevedere adeguate sanzioni contro chi le compie nell'UE.
Il Parlamento chiede quindi agli Stati membri di adottare disposizioni legislative specifiche sulle mutilazioni genitali femminili oppure, in base alla vigente legislazione, di perseguire penalmente chiunque le metta in atto.
|